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Fortificazioni

Il Forte di San Nicolò

 

Cintura fortificata dell’Alto Garda

 

01-SNicolo-cartinaIl visitatore che, passeggiando lungo il lago nella ridente cittadina di Riva del Garda, giunga al suo limite orientale, dove il Monte Brione precipita nel lago, si imbatte in un porticciolo sulla cui riva si affaccia un edificio massiccio dalle caratteristiche prettamente militari. Si tratta dell’ex-forte di S. Nicolò. Era uno dei capisaldi fortificati, eretti dagli austriaci per difendere l’alto Garda e la via d’accesso verso Trento.

L’opera venne edificata tra il 1860 ed il 62 con ordine di costruzione del 21/12/59 del Ministero della Guerra austriaco. Risultava un classico esempio di forte della I° generazione ( o di “scuola francese” ), dotato di un corpo non armato, ma edificato con pietre lavorate a vista e calce. L’evolversi degli avvenimenti europei portò al suo ammodernamento tra il 1911 ed il 12 con l’utilizzo di cemento armato. Inizialmente risultava armato con 4 cannoni da 150mm. in barbetta e di una cupola dotata di riflettore a scomparsa. Successivamente vennero istallati 4 cannoni da 80mm. a tiro rapido. Il suo utilizzo era bivalente: il controllo del lago e di tagliata ( o “strassen sperren” ) sulla strada che univa Riva alla vicina Torbole. Infatti per questo scopo era stato posizionato un portone di ferro che chiudeva la strada stessa, ai cui lati erano state edificate delle ridotte con feritoie per la fucileria ed un nido di mitragliatrice.

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K.u.K. WERK DOSSACCIO

Il perno centrale dello Sperre Paneveggio

 

Dossaccio CartinaPercorrendo la statale 50 che da Predazzo risale la valle del Travignolo, passato il comune di Bellamente, ci si ritrova a percorrere un tratto di strada compresso tra un sovrastante monte sulla sinistra ed il lago di Paneveggio sulla destra. Giunto al suo termine si perviene ad un pianoro, ove ha la sede locale l’Ente Parco del Paneveggio, e si prosegue verso il Passo Rolle. Solo sugli ultimi tornanti e volgendo lo sguardo verso valle, ci si può accorgere che, sulla cima di quel monte ormai annegato nella rigogliosa foresta alpina, esiste un’opera tipicamente militare. Si tratta del Werk Dossaccio, perno centrale del sistema Sperre ( Sbarramento ) Paneveggio, edificato dagli austriaci a protezione della predetta valle quale possibile accesso verso Trento ed il Sud Tirolo. L’opera rientrava nell’ampio panorama delle fortificazioni costruite dall’Austria a protezione dei confini. Esso faceva parte di un sistema che comprendeva lo Sperre Moena ed il sottostante Werk Al Buso.

Dopo il periodo risorgimentale, Vienna decise di rinforzare il suo schieramento fortificato sul versante del Trentino, e così nel 03/1881 lo Stato Maggiore delegò il Genio Militare di Innsbruck ( appartenente al XIV° Corpo d’Armata ), a capo del quale era il col. Julius Vogl, di studiare e realizzare una serie di fortificazioni aventi un elevato grado di resistenza. L’obiettivo primario risultava quello di bloccare l’occupazione della zona da parte delle truppe italiane.

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FORTE LEONE

Il forte di Cima di Campo

ForteLeone - CartinaRisalendo la strada del Col Perrer da Arsiè in direzione Castel Tesino, passato il comune di Perrer, dopo circa 12km. si giunge ad un bivio in località Casera Celado; sulla sinistra si distacca uno sterrato con la segnalazione “Cima di Campo”, e, dopo aver attraversato degli ex-accantonamenti ( erano utilizzate come caserme per i militari del forte nel periodo di riposo ) in abbandono, dopo 3 Km. si giunge sulla spianata antistante l’opera fortificata di Cima di Campo, meglio conosciuta come Forte Leone.

Si trattava di un imponente opera di fortificazione ( e per quei tempi era certamente la più moderna in Italia ), facente parte dello Sbarramento Brenta-Cismon. A partire dal 1903 uno speciale comitato governativo fu incaricato di pianificare una cintura fortificata da posizionare ai confini, valutando quelle già esistenti ( da potenziare o dismettere ) ed individuando nuove località su cui edificare, sempre tenendo d’occhio i relativi capitali man mano disponibili. Purtroppo lo svolgersi di questo studio non assunse, specialmente per il settore nord-orientale, un andamento omogeneo e razionale, anzi il procedere risultava spesso slegato o troppo legato alla situazione contingente del nemico. Per quanto riguarda il settore Brenta-Cismon la situazione si presentava completamente diversa, in quanto l’Austria non aveva mai provveduto ad opere di fortificazione, per cui agli italiani toccò la possibilità di edificare in completa libertà.

In questa situazione la commissione identificò 3 punti focali per chiudere sia la Valsugana che la contigua Valle del Cismon: Monte Lisser, Cima di Lan e Cima di Campo. Pertanto si provvide a dare il via alle 3 fortificazioni. La posizione di Cima di Campo era già stata fortificata con uno spianamento ed un modesto terrapieno in località Malga Campo. Inoltre il responsabile dello sbarramento stradale di Primolano, ing. Giovanni Ivanoff, si era reso conto come quanto realizzato in valle ( alla luce soprattutto dei progressi fatti dalle artiglierie ) era facilmente superabile senza una copertura situata in posizione sovrastante. Infatti Cima di Campo risultava molto interessante in quanto a strapiombo sulla valle, ma comodamente raggiungibile dalla Valle del Cismon.

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IL COVOLO DI S.ANTONIO

Ricordo di una Tagliata

Covolo S. Antonio - CartinaRisalendo la statale, che, dalla vallata di Arsiè, attraverso Fonzaso, si porta nel Primiero, nelle vicinanze della vecchia centrale elettrica di Pedesalto, la sede stradale sprofonda in una galleria per scavalcare la stretta del torrente Cismon. Questa moderna realizzazione si discosta dal vecchio tracciato proprio all’ingresso della predetta galleria. Infatti il viaggiatore frettoloso non si accorge dell’esistenza della vecchia sede stradale ( una volta chiamata la Strada dei Forti ), ormai in abbandono, e limitata alla circolazione ciclo-pedonabile. Risalendola a piedi, dopo un paio di chilometri,  sempre chiusa in una gola stretta e profonda, si giunge ad uno slargo nella roccia, dove esiste un’edicola dedicata a S.Antonio da Padova. Proprio in questo luogo sorgeva la tagliata stradale del Covolo di S.Antonio, opera stradale edificata sul finire del XIX° secolo e presente durante la I°G.M. sino alle fatidiche giornate successive a Caporetto.

Quando nel 1879 una Commissione Militare per la Difesa delle Alpi diede il via ad un piano di costruzione di opere lungo i confini, e, tra i vari settori per una possibile direttrice d’invasione austro-ungarica, identificò quella del Brenta-Cismon come quella di maggior riguardo. Così a far data dal 84 iniziarono i lavori per la costruzione di tagliate stradali, di forti e di opere campali. In questa ottica, dall’analisi del territorio, emerse la situazione legata al torrente Cismon nel tratto che va dal confine di Pontet allo sbocco nella vallata di Fonzaso. Nella parte terminale la vallata si restringe in una specie di forra dall’andamento tortuoso, nella quale la strada risulta compressa tra pareti verticale di roccia. Risultò pertanto evidente la possibilità di bloccare la stessa con una tagliata stradale posizionandola in un’ansa, e più precisamente prima del bivio per Faller. Il progetto dell’opera risulta del 28/05/83, e venne denominato: Tagliata al Covolo di S.Antonio in Val Cismon, dalla posizione geografica.

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SPERRE MOENA

1SomedaCartinaPer coloro che, dalla ridente località di Moena, volessero risalire a piedi, verso il passo di S.Pellegrino, lungo la vecchia rotabile, non appena lasciato il centro abitato, in località Someda ( a 1.320mt. di altezza ), al limitare di un fitto bosco di conifere, si possono imbattere in una costruzione squadrata, di aspetto chiaramente militare, ma non avvicinabile in quanto su proprietà privata. Si tratta del Sperre ( Sbarramento fortificato ) Moena. Una delle 3 opere di difesa edificate dagli austriaci a difesa delle valli di Fiemme e di Fassa; le altre risultano: il Werk Al Buso a Bellamonte ( ora inglobato negli edifici dello sbarramento idroelettrico ) ed il Werk Dossaccio posizionato su un rilievo a dominio del Paneveggio.

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I FORTI DI NAGO – Cintura fortificata dell’Alto Garda

01nago-cartinaNel percorrere la statale che da Rovereto porta a Torbole, dopo aver scollinato, nel tratto in discesa verso il lago, si attraversa il comune di Nago. La nuova rotabile si discosta dal vecchio tracciato, così che sulla sinistra si possono osservare le masse di 2 edifici dall’aspetto militare: si tratta dei forti austriaci di Nago.

Essi facevano parte della cintura difensiva dell’Alto Garda, voluta da Vienna a protezione della frontiera sud. La loro posizione era stata prevista sia come sbarramento stradale ( tagliata ), che come complesso atto a battere i fianchi settentrionali del Monte Baldo unitamente con il dirimpettaio Forte S.Alessandro, posto sul Monte Brione. In data 21/12/1859 venne approvato il progetto di costruzione da parte del Ministero. I lavori vennero iniziati il 01/06/60 ed ultimati il 05/01/61 con il collaudo ultimo effettuato nel 63.

La costruzione venne realizzata dalla ditta Tomasini sotto il controllo dell’ufficio del Genio Militare di Riva. L’opera rientrava nella I° generazione di fortificazioni ( o di scuola francese ). La struttura era composta da 2 sezioni: quella superiore adibita in parte ad alloggi per la truppa ed a posto di guardia e controllo agli accessi, quella inferiore ( o batteria stradale ) a tagliata vera e propria con relativo portone metallico per la chiusura della strada stessa. La costruzione era di tipologia non armata con l’utilizzo di pietra calcarea, lavorata a vista, recuperata in zona.

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VEZIO – Un osservatorio lungo la Linea Cadorna

01Vezio-V01Percorrendo la ex-strada statale N°36 lungo il ramo di Lecco del lago di Como, si arriva nella località di Varenna; e, rinunciando alla circonvallazione in galleria, si attraversa il ridente comune sino ad un bivio per Perledo, Esino, ed il castello di Vezio. Occorre fare molta attenzione durante la salita in quanto la sede stradale risulta stretta e con continui tornanti. Dopo qualche km., proprio su un tornante, c’è il bivio per Vezio, e, dopo pochi km. di strada molto stretta si perviene al borgo di Vezio, formato da poche case e dominato dai ruderi del castello.

Parcheggiata la macchina, si deve proseguire a piedi ed attraversare il paese per arrivare all’ingresso del castello, dove, oltre ad ammirare un fantastico panorama sul centro Lario, si può vedere alcuni esemplari di rapaci, addestrati per spettacoli di falconeria. Qui si può scendere lungo uno scosceso sentiero, seguendo l’indicazione “Sotterranei”, e giungere davanti ad un ingresso chiuso da una cancellata metallica. E’ l’ingresso di un osservatorio della Linea Cadorna.

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