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14 Febbraio 1916

Il primo bombardamento aereo di Milano

Il passante che transita in via Tiraboschi, all’angolo con via Muratori, si imbatte in un monumento a centro dell’aiuola. L’opera marmorea, edificata nel 1923 ed opera dello scultore Enrico Saroldi, riproduce il soccorso prestato da 2 persone ad un ferito e ricorda alla gente il 14 febbraio 1916, quando la città di Milano subì il suo primo bombardamento aereo, certamente ben lungi da quanto ebbe a subire 27 anni dopo.

Ritornando al 02/16, la situazione bellica sul fronte italiano vedeva i contendenti bloccati su una lunga linea trincerata del fronte con enormi sforzi, in uomini e mezzi, per riuscire a sfondare le linee nemiche e relativi sforzi per il contenimento e contrattacco. Il 16 risultò l’anno in cui l’attività aerea di bombardamento, su obiettivi militari e civili, ebbe una svolta decisiva. Questa attività era iniziata già lo stesso 24/05/15 con un notevole dispiegamento austriaco, ben 11 incursioni, sulle città della costa adriatica ( da Venezia fino a Manfredonia ), e l’unica incursione italiana su Pola.  Le incursioni crebbero con la fine del 15, e nel 16 giunsero ad una sistematica tecnica ormai consolidata. Nell’ottica di questa nuova strategia, l’alto comando austriaco mise a punto le linee per un attacco in profondità su una città italiana, e venne scelta appunto Milano.

La decisione venne portata avanti con un lavoro di ricerca sia del velivolo capace di questo volo che da quale base essi avrebbero potuto decollare per l’impresa. La scelta cadde sul Lohner B.VII, e più precisamente della versione 17.3, dotato di motore Daimler Benz da 160hp e caratterizzato da un’ottima autonomia. Di questo velivolo erano stati costruiti 16 esemplari: dal 17.31 al 17.46 ( AO802 – AO823 ). Esso risultava già in carico ai Flik 7, 8, 16, e 17 basati nel Sud Tirolo, zona prescelta in quanto la più vicina all’obiettivo ( circa 380km. attraversando le montagne ). Il percorso prevedeva, dopo il decollo dagli aeroporti del Trentino, la salita in quota sino a 1600mt.; gli aerei avrebbero proseguito lungo una linea che passava lungo la Val Sabbia, ad una quota di 3.000mt., circa 800mt. sopra le linee del fronte, per poi arrivare sulla pianura padana, e puntare su Milano. Per il ritorno venne programmata la medesima soluzione.

L’obiettivo principale risultavano le centrali elettriche della città, specialmente quella di Porta Volta e della vicina stazione ferroviaria. Venne pertanto definito che all’operazione avrebbero partecipato 12 velivoli dei Flik 7, 16, e 17 ai comandi del capitano Eugen von Steiner-Goltl del Flik 17. In contemporanea si sarebbe svolta un’azione di mascheratura, effettuando un contemporaneo bombardamento della città di Schio con velivoli Lloyd C.II. Ogni velivolo venne caricato con 270lt. di carburante ed 80kg. di bombe; mentre a quasi tutti vennero smontate le mitragliatrici Schwarzlose in dotazione.

Alle prime luci dell’alba del 14/02 i velivoli decollarono dagli aeroporti di Gardolo e Cirè di Pergine, e, dopo aver preso quota sulla valle dell’Adige, puntarono verso la Val Sabbia, dove incontrarono un notevole tiro contraereo, che però non procurò danni. Durante questa parte del volo gli equipaggi dovettero constatare come il freddo avevesse bloccato le bussole, per cui la navigazione dovette procedere a vista, e questo provocò il disgregarsi della formazione. Gli aerei vennero avvistati verso le 08,20 su Ponte Caffaro ed alle 08,25 nei cieli di Brescia. Dopo un volo di circa 1½ ora alcuni velivoli giunsero in vista della città di Milano, che emergeva dalla nebbia. Dei 12 aerei decollati, 9 riuscirono comunque a raggiungere Milano, 1 giunse per errore su Monza, e 2 dovettero abbandonare e rientrare raggiungendo zone amiche.

Erano circa le 09,00 del mattino. Vennero colpite sia la centrale di Porta Volta ed la zona vicino al Cimitero Monumentale che la zona abitativa di Porta Romana, provocando la morte di 15 persone e feriti. Contemporaneamente il velivolo giunto su Monza effettuò un bombardamento con 1 morto e feriti. L’azione austriaca trovò completamente impreparata sia il comando della difesa aerea che le unità c.a. dislocate a protezione della città; e le perdite di vite umane furono legate essenzialmente al fattore “novità” dovuto alla presenza di aerei nei cieli della città che aveva provocato curiosità e non pericolo o paura. Durante l’azione, i velivoli intercettarono un Caudron biposto italiano, che venne abbattuto dalla mitragliatrice del velivolo del  sergente Philipp Postl, operata dal osservatore Rudolf Szepessy-Sokoll.

Gli aerei, compiuta la missione, rientrarono indenni alle basi, senza subire alcuna offesa ( caccia o contraerea ) italiana. Degli aerei che parteciparono alla missione, si ha la certezza dei soli: 17.35 dell’equipaggio Steiner-Goltl/Hoffmann ( caratterizzato dalla scritta sulle fiancate: GRAL ); 17.36 di Postl/Szepessy-Sokoll; 17.33 di Husszu/Pal; e 17.40 di Wagner/Schonhofer. Un’ultima annotazione a latere: Szepessy-Sokoll, divenuto pilota da caccia, ottenne 4 vittorie accreditate, prima di essere abbattuto, trovandone la morte, il 06/11/17 con il suo Albatros D.III (Oef), codice: 153.54 ( del Flik 41J basato sull’aeroporto di Ajello ), nei cieli di Latisana dal capitano Francesco Baracca, unitamente al tenente Giuliano Parvis, che otteneva così la sua 25 vittoria.

 

Giorgio Dorati

 

Il monumento
Il monumento
La lapide che ricorda i caduti della zona
La lapide che ricorda i caduti della zona
Foto riproduce la buca scavata da una bomba
Foto riproduce la buca scavata da una bomba

In zona Porta Romana

Centralino telefonico
Centralino telefonico

Del comando difesa aerea di Milano

Cannone antiaereo della 124° batteria C.A.
Cannone antiaereo della 124° batteria C.A.

Posizionato a Sesto San Giovanni presso le fornaci Mariani

Dispiegamento della 43° batteria C.A.
Dispiegamento della 43° batteria C.A.

Ad Affori

Dispiegamento della 56° batteria C.A.
Dispiegamento della 56° batteria C.A.

A difesa della polveriera di Lambrate

Aeroporto di Gardolo
Aeroporto di Gardolo

Ripresa aerea della ricognizione italiana

Aeroporto di Cirè di Pergine
Aeroporto di Cirè di Pergine

Ripresa aerea della ricognizione italiana

Fotografia dei preparativi sul Lohner B.VII
Fotografia dei preparativi sul Lohner B.VII
Fotografia del Lohner B,VII 17.3
Fotografia del Lohner B,VII 17.3

Del sergente Philipp Postl e dell’osservatore Rudolf Szepessy-Sokoll sull’aeroporto di Gardolo

Disegno del Lohner B.VII 17.3,
Disegno del Lohner B.VII 17.3,

Codice: 17-35, di Steiner-Goltl

Archivio fotografico:
Giorgio Dorati – Carlo Lucchini – Museo della Guerra Rovereto – Grosz/Haddow/Schiemer
tutte le immagini sono protette da copyright